Sea Watch e Sea Eye: l'Unione Europea agisca per salvare vite umane - Amnesty International Italia

Sea Watch e Sea Eye: l’Unione Europea agisca per salvare vite umane

9 gennaio 2019

Photo by David Ramos/Getty Images

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Sea Watch e Sea Eye: dopo lo “spettacolo pericoloso e indecente”, Amnesty International sollecita l’Unione Europea ad agire per salvare vite in mare

Dopo l’annuncio dello sbarco delle 49 persone rimaste per 19 giorni in mare a bordo delle due navi di ricerca e soccorso Sea Watch e Sea Eye, Elisa De Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa meridionale, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Dopo aver trascorso quasi tre settimane sballottate in mezzo al mare in tempesta, queste persone possono ora trovare salvezza sulla terra ferma. Ma il fatto che ci sia voluto così tanto tempo è vergognoso”.

“Lo spettacolo pericoloso e indecente offerto da leader politici che battibeccavano mentre donne, uomini e bambini erano abbandonati in un mare di crudele indifferenza non deve più ripetersi”.

“Le autorità italiane e maltesi, dopo aver spudoratamente compromesso il sistema di ricerca e soccorso in mare, usano le persone come pedine di un negoziato sulle politiche in tema d’immigrazione. Il loro cinico disprezzo per la salvezza delle persone è stato rafforzato dal comportamento inumano dei leader europei, che hanno evitato di fornire immediata assistenza alle 49 persone”.

“Gli stati membri dell’Unione europea devono smetterla di girare le spalle alle persone lasciate a sé stesse in mare e condividere urgentemente una politica sugli sbarchi rapida, attuabile e che rispetti il diritto internazionale e un equo sistema di distribuzione dei richiedenti asilo all’interno dell’Unione europea”.

Ulteriori informazioni

Gli sbarchi rapidi sono complicati dalle inique norme europee in tema d’asilo, ovvero il cosiddetto sistema di Dublino, che determina lo stato membro responsabile per l’esame delle domande d’asilo. Solitamente questo stato è quello di primo ingresso nel territorio dell’Unione europea.

Questa situazione costringe una piccola manciata di stati membri a gestire la maggior parte delle domande d’asilo.

Nel novembre 2017 il Parlamento europeo ha votato a favore di una radicale riforma del regolamento di Dublino, invitando ad adottare un meccanismo vincolante che assicuri che tutti gli stati membri accolgano la loro equa parte di persone in fuga dalla violenza e dalla persecuzione.