La battaglia di Atena contro la pena di morte - Amnesty International Italia

La battaglia di Atena contro la pena di morte

19 dicembre 2018

Tempo di lettura stimato: 1'

Approfondimento a cura del Coordinamento tematico sulla pena di morte. Per restare aggiornato iscriviti alla newsletter.

Atena Daemi è una attivista per i diritti delle donne condannata a 7 anni di carcere in Iran per essersi opposta alla pena di morte. Il suo crimine? Aver distribuito volantini contro la pena capitale e criticato sui social media il numero record di esecuzioni nel suo Paese.

Atena è una delle donne in prima linea nella battaglia per i diritti umani che Amnesty ha ‘adottato’ per la maratona ‘Write for Rights’, una mobilitazione mondiale di raccolta firme e invio di appelli lanciata quest’anno in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Atena è una delle vittima del terribile giro di vite che le autorità iraniane stanno mettendo in atto contro chi si batte per i diritti umani in quel Paese.

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cifre

I dati sulla pena di morte nel 2018

In totale 142 paesi hanno abolito la pena di morte nella legge o nella pratica. 56 paesi mantengono in vigore la pena capitale, ma quelli che eseguono condanne a morte sono assai di meno.

Le esecuzioni al 18 dicembre 2018*

*questa lista contiene soltanto i dati sulle esecuzioni di cui Amnesty International è riuscita ad avere notizia certa. In alcuni paesi asiatici e mediorientali il totale potrebbe essere molto più elevato.

Dal 2009, Amnesty International ha deciso di non pubblicare la stima delle condanne a morte e delle esecuzioni in Cina, dove questi dati sono classificati come segreto di stato. Ogni anno, viene rinnovata la sfida alle autorità cinesi di rendere disponibili queste informazioni che si ritiene essere nell’ordine di migliaia, sia di esecuzioni che di condanne a morte.

APPROFONDISCI

Altre notizie

Maldive – Una moratoria di 65 anni sulla pena di morte sarà mantenuta dalla nuova amministrazione del presidente Ibrahim Mohamed Solih, come annunciato dal Ministero degli esteri il 27 novembre 2018. La moratoria era stata revocata dall’ex presidente Abdulla Yameen nel 2014, ma nonostante la retorica della campagna religiosa e la proposta di varie date, la sua precedente amministrazione non ha mai ripreso le esecuzioni capitali. Sono tre attualmente i detenuti nel braccio della morte dopo che la Corte Suprema ha confermato le loro sentenze. (fonte: Maldives Indipendente)

Thailandia – Il Ministero degli Affari esteri italiano ha annunciato il 17 dicembre l’assoluzione da parte della Corte Suprema thailandese del cittadino italiano Denis Cavatassi, detenuto in Thailandia dal 2011 e condannato alla pena di morte nel 2016. L’uomo, 50 anni, era stato rinchiuso in carcere con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio del suo socio, Luciano Butti, ucciso nel marzo del 2011 a Pukhet dove entrambi avevano un’attività di ristorazione. (fonte: Ministero degli Affari esteri)

Usa – Prosegue lento il declino della pena di morte negli Stati Uniti, secondo l’ultimo rapporto del Death Penalty Information Center. Non è solo una questione di numeri: meno di 30 esecuzioni e di 50 condanne a morte l’anno negli ultimi 4 anni. Washington è diventato l’11 ottobre scorso l’ottavo stato ad abolire la pena di morte dal 2007. Per la prima volta, in un sondaggio meno della metà degli americani ha affermato di ritenere che la pena capitale sia applicata correttamente. Mentre in sei contee, i pubblici ministeri noti per la loro intransigenza sulla pena di morte sono stati sconfitti a favore di candidati impegnatisi a usarla con maggiore parsimonia. (fonte: Death Penalty Information Center)

Dal mondo

7 dicembreDavid Earl Miller, 61 anni, è stato messo a morte sulla sedia elettrica in un carcere di massima sicurezza a Nashville. L’uomo ha trascorso 36 anni nel braccio della morte dopo la condanna per aver accoltellato e ucciso una donna con disabilità mentale, reato commesso nel 1981. È stato il secondo utilizzo di una sedia elettrica negli Stati Uniti in poco più di un mese, dopo che dal 2013 non accadeva che si ricorresse a questa modalità.

17 dicembrePapa Francesco chiede a tutti gli Stati “una moratoria” al fine di disapplicare (e poi abolire) la pena di morte, che in un messaggio scritto definisce “una crudele forma di punizione“. Nei secoli passati, si legge nel testo, “il ricorso alla pena di morte è stato talvolta presentato come una conseguenza logica e giusta; addirittura nello Stato Pontificio si è fatto ricorso a questa forma disumana di punizione, ignorando il primato della misericordia sulla giustizia. Ecco perché la nuova formulazione del Catechismo – spiega Papa Bergoglio – implica anche assumere la nostra responsabilità per il passato e riconoscere che l’accettazione di questa forma di punizione era la conseguenza di una mentalità contemporanea, più legalistica che cristiana, che sacralizzava il valore di leggi prive di umanità e misericordia“.

19 dicembre – Sono 500 i condannati a morte in Pakistan giustiziati nel Paese dal dicembre 2014, dopo che è stata eliminata la moratoria sulla pena di morte. Lo riferisce Justice Project Pakistan (JPP), una Ong che si occupa della difesa dei condannati alla pena capitale e secondo cui al momento ci sono 4688 detenuti nel braccio della morte. Il Pakistan aveva introdotto nel 2008 una moratoria alle esecuzioni, poi cancellata in seguito all’attacco terroristico in una accademia militare a Peshawar in cui morirono 140 persone. JPP ha sottolineato che il Pakistan “ha un numero di detenuti condannati a morte fra i più alti del mondo. Ciò accade in parte perché c’è un’alta quantità di reati per cui è prevista la pena capitale, quali blasfemia, sequestro di persona e reati legati alle droghe“.

Buone notizie

Zimbabwe – “La pena di morte è una punizione crudele e degradante, che distrugge vite umane“. Lo ha detto il ministro della Giustizia il 30 novembre 2018 in occasione dell’11° incontro tra i ministri della Giustizia ospitato dalla Comunità di Sant’Egidio, annunciando l’imminente abolizione.