Difendere i diritti umani non è un crimine - Amnesty International Italia

Difendere i diritti umani non è un crimine

11 luglio 2017

Tempo di lettura stimato: 4'

Nel giro di un mese il presidente e la direttrice di Amnesty International Turchia sono stati incarcerati. Un grave attacco alla libertà della nostra organizzazione in Turchia e una conferma del preoccupante clima di oppressione che ha seguito il fallito colpo di stato tentato nel luglio del 2016.

Chiedi ora la liberazione di Idil Eser e degli altri difensori dei diritti umani

Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, è oggetto di indagine, insieme ad altri sette attivisti per i diritti umani e a due formatori, per “appartenenza a un’organizzazione terroristica“.

Erano stati arrestati alle 10 di mattina del 5 luglio dalla polizia in un albergo dell’isola di Büyükada, al largo di Istanbul, mentre stavano prendendo parte a un corso di formazione.

Per oltre 28 ore – quattro in più rispetto a quanto consentito dalla legge turca – non hanno potuto contattare i loro avvocati e, sempre in contrasto con la normativa del paese, neanche i loro familiari.

FIRMA ORA

 Un mese fa l’arresto del presidente Taner Kılıç

Amnesty International TurchiaL’arresto della direttrice di Amnesty International Turchia segue di poche settimane il rinvio a giudizio anch’esso immotivato del presidente Taner Kılıç.

Il presidente di Amnesty International Turchia è accusato insieme ad altri 22 avvocati per il sospetto di avere legami col movimento di Fethullah Gülen, il 9 giugno è stato incriminato per appartenenza alla “Organizzazione terroristica Fethullah Gülen” e posto in detenzione in attesa del processo.

Chiedi ora la sua liberazione immediata.

FIRMA ORA

La repressione della libertà di espressione

L’attacco ai difensori dei diritti umani si colloca nel contesto della crescente repressione dei diritti umani decisa dalle autorità turche dopo il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016.

Con oltre 120 giornalisti e altri operatori dei media in prigione, varie migliaia di disoccupati per la chiusura di oltre 160 aziende del settore, l’effetto dell’ultima ondata di erosione della libertà di stampa è chiaro: il giornalismo indipendente, in Turchia, è sull’orlo di un precipizio.

Firma ora per chiedere alla Turchia di porre fine a questa repressione.

FIRMA ORA

Il 20 luglio in piazza per la libertà di espressione in Turchia

Giovedì 20 luglio a Roma, alle 18.30 in piazza del Colosseo, gli attivisti e le attiviste di Amnesty International Italia organizzano una manifestazione per chiedere il rilascio immediato e incondizionato di Idil Eser e Taner Kılıç, direttrice e presidente di Amnesty International Turchia, arrestati nell’ultimo mese e attualmente detenuti in attesa di processo per la grottesca accusa di sostegno a organizzazioni terroristiche.

Queste le prime adesioni all’iniziativaA buon dirittoAntigoneArciArticolo 21Associazione italiana turismo responsabileAssociazione Ong ItalianeAssociazione Stefano CucchiCoalizione italiana per le libertà e i diritti civiliCospeFederazione nazionale della stampa italianaFestival dei diritti umani di MilanoItalians for DarfurLink 2007Nexus Emilia Romagna#No BavaglioSolidarietà e cooperazione Cipsi.

La solidarietà sui social media

L’appello di Peter Gabriel

Il tweet di Patrick Stewart

© Chris McGrath/Getty

La repressione dopo il fallito colpo di stato del luglio 2016

Dopo il tentato colpo di stato in Turchia sono decine di migliaia le persone – tra cui medici, agenti di polizia, insegnanti, docenti universitari e soldati – etichettate come “terroristi” ed estromesse dal settore pubblico, che oggi lottano per la sopravvivenza.

La ricerca “Nessuna fine in vista: il futuro negato agli impiegati del settore pubblico della Turchia dopo la purga” è il frutto di 61 interviste svolte ad Ankara, Diyarbakır e Istanbul dal team guidato da Andrew Gardner, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia.
Scarica il report completo